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Pubblicata la Circolare sulla sorveglianza sanitaria con particolare riguardo alle lavoratrici e ai lavoratori fragili.

4 settembre 2020
 
Pubblicata la Circolare congiunta del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Ministero della Salute sulla sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro, in relazione al contenimento del rischio di contagio da SARS-CoV-2 con particolare riguardo alle lavoratrici e ai lavoratori fragili.

La Circolare fornisce indicazioni operative in merito alle modalità di espletamento delle visite e del giudizio medico-legale.

Ai lavoratori e alle lavoratrici deve essere assicurata la possibilità di richiedere al datore di lavoro l'attivazione di adeguate misure di sorveglianza sanitaria, in ragione dell'esposizione al rischio di da SARS-Co V-2, in presenza di patologie con scarso compenso clinico come malattie cardiovascolari, respiratorie e metaboliche, con documentazione medica attestante la relativa patologia.

Per maggiori informazioni, è possibile consultare il testo della Circolare.

Fonte: https://www.lavoro.gov.it

 



 

giovedì 30 maggio 2019

Realtà virtuale per curare lo stress da lavoro

In Toscana parte il progetto Inail e Università di Pisa

Parte da Pisa un progetto regionale sulla prevenzione e riabilitazione dei danni da stress lavoro-correlato, con l'uso di realtà virtuale e percorsi formativi universitari specifici, proposto da Inail Regione Toscana, Università di Pisa, Azienda ospedaliero-universitaria Pisana e Scuola Superiore Sant'Anna. Il progetto mira a creare interventi personalizzati su ogni lavoratore con danni psichici da stress lavoro-correlato, ridurne i livelli, trattare eventuali patologie psichiatriche, elaborare strategie individualizzate per il suo reinserimento lavorativo attraverso l'assistenza e lo sviluppo di percorsi di terapia cognitivo-comportamentale con tecnologia di realtà virtuale.

Il Centro per il disadattamento lavorativo dell'Aoup, spiega una nota dell'Ateneo pisano, "rappresenta per la Toscana un punto di osservazione privilegiato delle patologie da stress lavoro-correlato e dal 2008 al 2018 ha esaminato 1.039 casi".

Impiegando specifici scenari virtuali, secondo i curatori del progetto, "sarà possibile potenziare le tecniche cognitivo-comportamentali rendendole più sicure e meno costose rispetto all'esposizione in vivo: ciò permetterà al paziente di interagire con la situazione stressogena in un ambiente sicuro e al terapeuta di condividere l'esperienza, monitorandone lo svolgimento, graduandone l'intensità ed elaborando un modello valido e adattativo di comportamento per il paziente".

La creazione di scenari virtuali ad hoc e la valutazione in tempo reale di parametri psicofisiologici stress-sensibili (frequenza cardiaca, pressione, variabilità dell'elettrocardiogramma) consentirà di misurare per ogni singolo caso i livelli di stress reattivo a diverse situazioni lavorative ricavando informazioni sull'idoneità allo svolgimento di precise mansioni e strategie per il reinserimento lavorativo.

Infine, conclude l'Università di Pisa, "la collaborazione con Inail permetterà di istituire un corso di perfezionamento per consulenti tecnici d'ufficio e di parte in tema di patologie da costrittività organizzative (stress lavoro-correlate) della durata di un anno".

Fonte: http://www.inca.it

  

   

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Oms: lo stress da lavoro è ufficialmente una sindrome

28 maggio 2019 ore 19.15
L'Organizzazione mondiale della sanità ha incluso il "burnout" nella nuova versione dell'undicesima International Classification of Diseases. Tre i sintomi: esaurimento fisico e mentale, distacco crescente dal proprio lavoro e una ridotta efficienza


Il burnout, meglio noto come stress da lavoro (ma anche da disoccupazione) diventa ufficialmente una sindrome.
Lo ha stabilimento l'Oms, l'organizzazione mondiale della sanità, che ha anche fornito direttive ai medici per diagnosticare tale condizione. Si può essere affetti da burnout (letteralmente "esaurimento", "crollo") di fronte a sintomi come mancanza di energia o spossamento, aumento dell'isolamento dal lavoro o sensazioni di negatività e cinicismo legati al lavoro, diminuzione dell'efficacia professionale.

L'Oms ha incluso il burnout nella nuova versione dell'undicesima International Classification of Diseases (Icd-11).

Nel documento la sindrome è inserita nel capitolo "dei fattori che influenzano lo stato di salute", anche se, precisa l'organizzazione, essa "non è classificabile come malattia o condizione medica". Secondo l'Oms, "il burnout è una sindrome che deriva dallo stress cronico che si crea sul posto di lavoro e che non è stato gestito bene. È caratterizzato da tre dimensioni: esaurimento fisico e mentale, distacco crescente dal proprio lavoro e una ridotta efficienza".

È importante precisare – come ha fatto l'organizzazione – che il burnout è una condizione che si riferisce solo a un contesto lavorativo e non può essere estesa anche ad altre area della vita. L'Oms ha anche specificato che prima di diagnosticare a qualcuno il burnout occorre anche escludere altri disturbi che presentano sintomi simili, come il disturbo dell'adattamento, l'ansia o la depressione.


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Lavoratrici in menopausa e corrette abitudini di vita, scheda Inail
 
 
SCRITTO DA  CORRADO DE PAOLIS   IL 25 SETTEMBRE 2017
 
Attività fisica, alimentazione, fumo, condizioni di lavoro.
È stata pubblicata da Inail una scheda sul benessere e sulla qualità della vita delle lavoratrici in menopausa.
Fact-sheet con indicazioni per la prevenzione, buone pratiche per eliminare i rischi.
 
Lavoratrici in menopausa e corrette abitudini di vita.

Così nella premessa : “In Italia le donne, dato l’innalzamento dell’età pensionabile, potrebbero trascorrere circa 15-20 anni della vita lavorativa in menopausa. Durante tale periodo, i dati statistici indicano che le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte, superando di gran lunga tutte le forme di neoplasie, compreso il cancro della mammella”.

La scheda dopo aver riassunto sintomatologia della menopausa e patologie che possono manifestarsi, riporta indicazioni per adottare corretti stili di vita, accorgimenti quotidiani che insieme ai consigli e alle prescrizioni dei medici di fiducia, possono essere efficaci per innalzare il proprio benessere psico-fisico.

L’alimentazione, ovvero dieta mediterranea, carni bianche più che rosse, frutta e verdura, acqua, fibre, Omega 3 e acido folico. Quindi l’attività fisica (consultando prima un medico) fondamentale per circolazione e pressione arteriosa, LDL, peso, prevenzione dell’osteoporosi, l’umore. “Per la donna in menopausa l’attività fisica deve essere non particolarmente vigorosa, a basso impatto meccanico (camminate, bicicletta, nuoto, ecc.) e mirata al mantenimento o miglioramento dell’efficienza fisica e dello stato di salute”.

Ovviamente non fumare, e altro fattore chiave, trovarsi in un ambiente di lavoro consapevole e sano.

Gli ambienti di lavoro dovrebbero beneficiare di un coordinamento tra le figure responsabili, che possa renderli adeguati alle esigenze delle lavoratrici.

L’informazione e la formazione vanno rivolte anche al personale dirigenziale che può rendere l’ambiente di lavoro consono alle esigenze delle lavoratrici in questo particolare periodo della vita, anche in ottemperanza alla normativa vigente che prevede la valutazione del rischio tenendo conto dell’età e della differenza di genere”.

 
Info: Inail, Lavoratrici in menopausa e corrette abitudini di vita
 

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ILLEGITTIMO IL LICENZIAMENTO DEL RSPP  INTERNO

La Corte di Appello di Messina, Sez. Lav., con la Sentenza del 5 ottobre 2016 n.1117 si è pronunciata sul tema del Licenziamento del RSPP ed in particolare sul collegamento tra la norma che prevede la priorità interna dell'organizzazione del Servizio di Prevenzione (legge 98/2013 attuativa del Decreto Fare) e l'Illegittimità del Licenziamento del RSPP per contenere i costi gestionali nell'ambito di un licenziamento collettivo.

Con ricorso al giudice del lavoro il RSPP aveva impugnato il Licenziamento che gli era stato intimato con una nota dalla sua Società a conclusione della procedura di licenziamento collettivo, e ne contestava la legittimità adducendo ragioni attinenti alla regolarità della procedura e alla mancata inclusione dei dirigenti nel novero del personale chiarendo che egli aveva svolto fin dal 14 settembre 2000 il ruolo di responsabile del servizio di prevenzione e protezione per le strutture di Hotel tutte appartenenti alla società.

Il RSPP deduceva inoltre Illegittimità del recesso per violazione dell'art. 31 D. Lgs. 81/2008, giacché con la riduzione del personale veniva soppressa la funzione da lui svolta fino a quel momento, nonostante la normativa imponesse di ricorrere a personale interno per il servizio di prevenzione e protezione.

Pertanto egli chiedeva che venisse accertata la nullità del recesso, con la condanna alla riammissione in servizio e al risarcimento del danno, commisurato alla retribuzione goduta al momento della cessazione e decorrente dal licenziamento fino all'effettiva riammissione in servizio, ovvero, riconoscendo la violazione delle procedure previste per il licenziamento collettivo, con la condanna al pagamento dell'indennità risarcitoria nella misura massima.

Dal canto suo la società, costituitasi in giudizio, rilevava che la procedura si era svolta regolarmente, che era stato risolto il rapporto anche con sei dirigenti, e quanto alla violazione del D. Lgs. 81/2008, che la normativa in questione poneva l'obbligo di nominare il responsabile del servizio di prevenzione e protezione all'interno solo nei casi specificati, tra i quali non erano comprese le strutture alberghiere, sicché risultava legittima la soppressione della posizione di Responsabile Sicurezza e Manutenzione.

La Sentenza della Corte di Appello di Messina dà ragione al RSPP: La controversia sulla legittimità del Licenziamento intimato al RSPP si accentra sulla possibilità per il datore di lavoro di sopprimere la posizione del lavoratore per contenere i costi gestionali, nonostante la posizione lavorativa di Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, a cui questi era addetto. Il Licenziamento, infatti, è stato espressamente motivato con la necessità si sopprimere la posizione di responsabile sicurezza e manutenzione. Non può quindi che ritenersi assolutamente Illegittimo il comportamento della società, la quale ha proceduto al licenziamento dell'unico lavoratore che svolgeva la indicata funzione provvedendo, secondo l'assunto addotto a motivazione del recesso, ad esternalizzare il servizio, nonostante fosse presente in azienda un lavoratore dotato delle competenze richieste, il quale svolgeva fino a quel momento proprio tali funzioni.
Consulta integralmente la Sentenza della Corte di Appello di Messina n. 1117 cliccando sull'allegato di seguito:

 Sentenza-Corte-dAppello-n1117.pdf

fonte: https://www.vegaformazione.it/ 

La sorveglianza dei lavoratori al VDT, non solo la visita oculistica

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Scritto  Enzo Gonano
Per il lavoratore che utilizza il computer per almeno 20 ore complessive settimanali è previsto l’obbligo della sorveglianza sanitaria obbligatoria (c. 1, art. 176 TU 81/08). La sua idoneità lavorativa non va, peraltro, valutata in relazione ai soli problemi oculo-visivi ma anche ai rischi connessi ai danni all’apparato muscolo-scheletrico (disturbi ostearticolari della colonna vertebrale e del sistema spalla-braccio-avambraccio-mano).

Valutazione e prevenzione psicologica dello stress lavoro-correlato

Dal 1° agosto 2010 decorre l’obbligo della valutazione dello stress lavoro-correlato, infatti ai sensi del Comma 1-bis art. 28 D.lgs 81/2008 (modificato dall'articolo 18 del d.lgs. n. 106 del 2009) la valutazione dei rischi dei luoghi ...

Dovrà considerarsi, quindi, da parte del medico competente, la prescrizione di approfondimenti mirati con l’esecuzione di eventuali visite specialistiche ed esami strumentali del rachide cervicale che escludano ipotesi di non idoneità all’uso dei VDT.

Sarà il medico competente, sulla scorta dei risultati degli approfondimenti diagnostici, a esprimere l’idoneità al lavoro del soggetto interessato oppure a prescrivergli indicazioni (es. pause posturali periodiche) se gli esami hanno dato esito di sofferenze sintomatiche come l’ernia discale.

L’art. 41, c. 2. lett. c) consente al lavoratore di richiedere una visita medica “qualora sia ritenuta dal medico competente correlata ai rischi professionali o alle sue condizioni di salute, suscettibili di peggioramento a causa dell’attività lavorativa svolta, al fine di esprimere il giudizio di idoneità alla mansione specifica”.

Oltre alla esecuzione delle visite mediche e alle eventuali prescrizioni integrative a favore del lavoratore addetto ai vdt, il Medico competente deve valutare nell’ambiente di lavoro, la congruità:

  • della distribuzione dei videoterminali;
  • dell’orario delle mansioni lavorative;
  • dell’illuminazione dell’ambiente;
  • della postazione di lavoro rispetto alle norme ergonomiche di riferimento.
  • Le visite mediche sono prescritte con cadenza biennale:
  • per i soggetti che hanno ricevuto un giudizio d’idoneità (con prescrizioni o con limitazioni);
  • per i soggetti che hanno compiuto il cinquantesimo anno di età.
  • In tutti gli altri casi la cadenza delle visite è quinquennale.


PERDITA DI CHANCE

Cassazione: non è autonomamente risarcibile il danno esistenziale per perdita di chance conglobato nell'omnicomprensivo danno biologico
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 4916 del 3 marzo 2014, ha ricordato che "il lavoratore che lamenti la violazione, da parte del datore di lavoro, dell'obbligo di osservare, nell'esplet ...
Fonte: Studiocataldi.it
Url: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_15343.asp

Risarcimento da 'perdita di chance lavorativa' per mancato avanzamento di carriera (Cass. n. 8443 del 5 aprile 2013).

Di assoluta creazione giurisprudenziale (anche in ambito giuslavoristico) è la figura della c.d. perdita di chance",utilizzata dai giudici anche per il ristoro da esclusione illegittima dai concorsi interni dei prestatori di lavoro.

Fonte: Studiocataldi.it
Url: http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_14081.asp

 
 
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